Monday, June 28, 2010

L'Italia non è un paese per giovani

Vorrei segnalare un articolo presente sul sito del Corriere, sull'onda delle discussioni nate dopo l'uscita a dir poco umiliante della Nazionale di calcio dal mondiale in Sud Africa. Su questo blog e su altri si è discusso riguardo lo stato del nostro paese, dell'andatio  nella nostra società quando si parla di carriera. In ogni campo sembra ci sia lo stesso problema, poca meritocrazia, poca trasparenza. All'apparenza tutto funziona, ma quando ci si và a scontrare con sistemi che funzionano con più razionalità il paese, l'azienda, l'economia o la squadra di calcio in questione vengono sconfitti.



Non aggiungo altro all'articolo. Vi lascio alla lettura.

Non è un Paese per giovani

La Nazione come la Nazionale: esclusi in politica, impresa, università e arte

Certo, è solo un pallone. Ma il pallone tricolore è sgonfio, esausto, sfibrato. Sembra l’Italia. Infatti è l’Italia: giovanilista a parole, nella pratica spaventosamente gerontocratica e aggrappata alle rendite di posizione acquisite con l’età. E i giovani veri? Nella Nazionale e nella Nazione, fuori. Esclusi. Vezzeggiati, ma messi ai margini.
Il talento irregolare o sregolato, poco gestibile, fonte di guai e di disordine, resta a casa. Nel suo «Talento da svendere», Irene Tinagli ha notato che, nel calo di iscrizioni all’Università italiana negli ultimi anni, la maggior parte delle rinunce si conta tra chi proviene da famiglie con redditi medio-bassi. L’ascensore sociale è rotto. Le speranze per i più meritevoli sbiadiscono. Il talento viene mortificato. Il futuro viene sequestrato. Umiliato il talento, spadroneggiano come efficaci agenzie di collocamento il privilegio di chi può avere tutto perché ha già tutto, o la raccomandazione, che può ottenere qualcosa solo per grazia elargita da chi ha già tutto. Ambedue, privilegio e raccomandazione, campano sul conformismo, che poi sarebbe il sistema culturale in cui le idee originali avvizziscono. Nessuno in campo in Sudafrica «inventava» niente. Si adeguava a uno schema fisso e fossilizzato: gli «originali» creano troppo disordine. Lippi è come Benedetto Croce: pensa che in fondo l’unico compito dei giovani sia diventare adulti. Spompati, ma adulti. Si è visto.

Le connessioni tra il calcio e lo stato di salute di una società sono labili e talvolta arbitrarie. In fondo non è che in quattro anni sia cambiato tutto e che quando l’Italia trionfava qui c’era il paradiso. Però appare mascoscopicamente evidente che se quella di Lippi non è una Nazionale per giovani è perché questo non è un Paese per giovani. I «vecchi» parlano giovane, vestono giovane, cliccano giovane, vogliono avere lo stile disinibito e friendly dei giovani, ma esercitano una prepotente dittatura dell'anagrafe. Nella politica i giovani che emergono grazie a un sano e robusto combattimento con l’establishment sono una rarità: Matteo Renzi, e chi altro? I più si fanno cooptare, diventano mestieranti della gioventù, giovani a vita, lagnosi e queruli. Nel Pdl si chiede prima di tutto una bella voce, per poter intonare con solennità «Meno male che Silvio c'è». Nel Pd i giovani sono la parodia del burocrate di belle speranze, ciascuno a occupare la casella nella direzione del partito per conto del maggiorente (anziano) di riferimento. Le belle donne giovani, poi, sono oggetto di una duplice diffidenza: perché giovani e perché belle e dunque il ministro Mariastella Gelmini, per dimostrare quello che è, abbastanza brava, deve faticare il doppio per rimuovere il pregiudizio. Giovani e vecchi, inoltre, sono categorie molto elastiche: all’età in cui in Inghilterra e Spagna Blair e Aznar lasciano la guida del governo, qui in Italia si è considerati ancora giovani promesse, politici da svezzare, ancora immaturi per la grande prova.
Ma la guerra ingaggiata dai vecchi contro i giovani non impegna solo la politica e la Nazionale di calcio. Il clan dei «giovani scrittori» ha già abbondantemente superato la soglia anagrafica in cui, come ha ricordato Filippo La Porta sul Corriere, Tolstoj era alle prese con «Guerra e pace» e Flaubert con «Madame Bovary ». Perché troppo famosi (Roberto Saviano) o perché considerati precoci candidati allo Strega (Paolo Giordano e, ora, Silvia Avallone), i giovani scrittori «veri» devono scavalcare muri di diffidenza, se non di ostilità. Nei giornali, le porte sono sbarrate: sotto i trent’anni sono rarissimi i giovani assunti con una certa stabilità nella carta stampata, ma anche in televisione. Devono attrezzarsi a decenni di precariato e gavetta: i più talentuosi sono confinati nei giornali più piccoli perché costano meno. Altrimenti devono conformarsi, adeguarsi, evitare di fare innervosire i più anziani che li guardano con accondiscendenza. È così diverso da ciò che è accaduto nella Nazionale italiana?
I giovani hanno difficoltà ad aprire un’impresa, sono soffocati dalle pratiche burocratiche, dai tempi mostruosamente dilatati dei permessi e delle licenze. Bene, il ministro Tremonti promette che i lacci asfissianti vanno sciolti, che le catene saranno allentate. Ma per mantenere la promessa occorre modificare l’ultima parte dell’articolo 41 della Costituzione e in Italia, si sa, per cambiare la Costituzione ci vuole un tempo sufficiente a far diventare i giovani degli ex: ex giovani, naturalmente. Poi c’è il blocco del turnover nella scuola: e se mai si dovesse trovare un giovane scosso dalla passione dell’insegnamento, sarebbe meglio consigliargli di dirottare le proprie passioni altrove, perché prima bisogna smaltire generazioni di insegnanti corazzati con i loro diritti acquisiti (ma in compenso molto mal pagati). Poi c’è l’Università, dove per il giovane qualche speranza c’è: purché provvisto di adeguato cognome. E poi la ricerca, dove accade esattamente il contrario di ciò che avviene nei club calcistici: questi si riempiono di stranieri anche molto onerosi, ma nemmeno uno straniero sbarca in Italia per fare ricerca nei nostri laboratori, nelle nostre aule. Nel calcio professionistico l’Italia è un Paese per stranieri, nella ricerca no: i cervelli giovani, se possono, se hanno un’opportunità, fuggono altrove.
E nell’arte, nel cinema, nella musica? Difficile affermarsi come giovani artisti quando gli avanguardisti di tutte le stagioni hanno messo su pancetta e calvizie. Oggi un giovane regista come Nanni Moretti, invece di girare in super8 il suo giovanilissimo «Io sono un autarchico», sarà costretto a fare anticamera ministeriale per sperare in qualche finanziamento elargito dall’apposita commissione erogatrice di assistenza. Un Paese così è destinato a impantanarsi, a sprecare energie, a dilapidare risorse e talenti. Preferisce la routine dell’oligarchia gerontocratica che non si schioda e che ha paura di tutto, persino delle folate offensive di una Slovacchia. E lascia in panchina gli irregolari bollati come immaturi e inaffidabili. Solo che nel calcio e con la Nazionale si può sempre sperare in una rivincita: tra quattro anni o più, ma una rivincita. Una Nazione no. Una scossa, altrimenti meglio la Nuova Zelanda.

FONTE
Corriere

19 comments:

TopGun said...

contesto solo la parte in cui dipinge come meritevole ed abbastanza brava la gelmini.

per il resto è abbastanza condivisibile quello che dice questo articolo.

Mezzos@ngue said...

Non so se sia brava, ma l'esempio è logico se le lo è veramente.

bacco1977 said...

hanno scoperto l'acqua calda

Mezzos@ngue said...

O forse l'acqua?

TopGun said...

l'esempio sintatticamente non fa una piega.
cambiando il soggetto dell'esempio, non farebbe una piega.

la carriere della gelmini non è meritevole.
o meglio,
correggo il tiro.
io non sono in grado di stabilire se sia meritevole o meno.

riporto un articolo sempre del corriere che spiega com'è diventata avvocato.
e poi lancio una provocazione.
ma è naturale che un avvocato si occupi di pedagogia?
al ministero dell'istruzione non ci dovrebbe essere qualcuno che si è sempre occupato di scuola? sia sempre stato a lavoro con i ragazzi? sia cresciuto professionalmente con i ragazzi?


http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_04/stella_dbaef098-7a47-11dd-a3dd-00144f02aabc.shtml

Mezzos@ngue said...

Con Berlusconi sappiamo bene che nella maggior parte dei casi una bella donna non è alla carica per meriti politici TopGun...

Siamo ridicolizzati all'estero per via di questa andatio

Mezzos@ngue said...

L'articolo è SCONVOLGENTE. Grazie TopGun

TopGun said...

è sulla base di quell'articolo che mi sono permesso di fare il distinguo sulla gelmini.

articolo sempre del corriere tra l'altro.

ciao.

Mezzos@ngue said...

@TopGun Gian Antonio Stella, l'autore dell'articolo, ha scritto "La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili". Un libro che ho letto due anni fa. Lo consiglio a tutti quelli che ancora non l'han letto. Eccezionale

Mezzos@ngue said...

http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_01/benedetti-universita-flop-della-laurea_f5d6b5d0-84e2-11df-a3c2-00144f02aabe.shtml

La Gelmini vuole eliminare la laurea breve. Che stupidaggine. Se i giovani non trovano lavoro non é a causa della riforma.
Tra l'altro il sistema attuale é conforme alla maggior parte dei paesi europei!
La laurea breve corrisponde al Bachelor Degree, mentre la laurea Magistrale (3+2) corrisponde al Master Degree.
Siamo in Europa non soli sulla Luna. Dovremmo conformarci, migliorare le scuole, farle funzionare meglio.

TopGun said...

Ironia della sorte il Bologna process, la sede negoziale in cui si è deciso di armonizzare i sistemi universitari europei, si è svolto in Italia e proprio l'Italia li ha disattesi meglio (caaampioni del mondo!)...

non è raro vedere esami della triennale, presenti anche alla specialistica con stesso docente, stesso libro, programma quasi identico.

a Napoli giurisprudenza dopo un breve passaggio è tornata indietro.

il punto è, che è impensabile stabilire a tavolino che una triennale di scienze politiche richieda 19 esami in 3 anni, mentre una triennale che so...di medicina, negli stessi 3 anni 32 esami (dico per dire, sparo numeri a caso ma è così che stanno le cose).

non so la butto lì.
per armonizzare il sistema, bisognerebbe aggiungere qualche insegnamento utile ai percorsi con meno esami, e togliere gli insegnamenti superlui creati apposta per dare una poltrona a qualcuno ed arrivare ad un punto di "normalizzazione" in cui ci sia equilibrio fra le diverse offerte formative.

altrimenti bisogna avere il coraggio di dire che una triennale di medicina vale di più che una triennale di scienze della comunicazione e così via.

Concordo, non è colpa della laurea breve.
Sono circondato da gente in gamba e con 110 incorniciato in soggiorno, cari amici che si sono fatti il culo e non lavorano.
E' evidente che il problema non è lì.

Bisognerebbe attuare il sistema europeo nella sostanza, non nella forma.
tranne Fisciano, in campania gli studenti fuori sede che sistemazioni sono costretti a trovare?
faccio un esempio.

chi ha fatto vita universitaria sa di che tuguri devono accontentarsi i ragazzi a Napoli...

TopGun said...

Ho dimenticato di dire una cosa.
in Italia la laurea ha valore legale.
ovvero basta che la consegui...

fuori mi pare di no, confermate?

Mezzos@ngue said...

"Per armonizzare il sistema, bisognerebbe aggiungere qualche insegnamento utile ai percorsi con meno esami, e togliere gli insegnamenti superlui creati apposta per dare una poltrona a qualcuno"

Parole Santissime.

Lo capiamo noi, ma non chi governa. E' una storia vecchia, quella dei baroni e dello stato delle nostre universitá. E' li che si forma la cultura clientelare del nostro paese.

TopGun said...

la cultura della clientela è in ogni ambito della nostra vita purtroppo.

dalle parti nostre è tutto più grezzo e visibile, ma credo che le cose stiano così ovunque in Italia.
presumo, non posso chiaramente saperlo con certezza.

aggiungo un altra cosa che mi è venuta in mente scrivendo...la questione dei CFU (crediti formativi universitari).

moltissimi dipendenti pubblici (civili e militari) in questi anni di 3+2 hanno conseguito lauree utili anche alla loro carriera, sostenendo 1\3 degli esami che uno studente normale deve sostenere.

è uno dei tanti fatti vergognosi passati giusto sotto i riflettori di report.
adesso che lo chiudono non so dove andremo a prendere le informazioni...

vogliamo parlare poi dei laureifici privati?

Mezzos@ngue said...

Insomma tutto per "IL PEZZO DI CARTA".

Andiamo indietro, non avanti. Io lo dico sempre. La DC faveca schifo?? Oggi stiamo anche peggio!!

Non dico che dovremmo ritornare indietro, dico solo DIO MIO AIUTACI TU!

TopGun said...

bah.
non penso che con la dc si stesse meglio.
è un continuo.
se riguardo indietro, abbiamo avuto solo illusioni di rotture.

in realtà c'è una continuità allucinante dall'inizio della Repubblica ad oggi e resterà per il futuro.

sbagli invocazione.
dovresti dire MEZZOSANGUE MIO AIUTATI!

:D Dio se c'è non credo possa fare niente :)

Mezzos@ngue said...

Hai ragione tu TopGun, c'é stata solo una continuitá, un passaggio cosi fluido che niente é cambiato.

Mi aiuto da solo, sono scappato!

TopGun said...

ecco...

TopGun said...

mi permetto anche di citarti questa lettera che ho finito di leggere pochi secondi fa, riguardo la competenza della gelmini.
penso che ti interessi.

http://www.calabriah24.it/201006286085/approfondimenti/approfondimenti/una-mamma-scrive-alla-gelmini-record-di-commenti-e-visite-su-facebook.html

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